Million dollar baby (2004) ****

Los Angeles. Un vecchio allenatore di pugili, Frankie, è lasciato dall’ultimo allenato a causa della sua titubanza; sul fronte familiare va altrettanto male: con la figlia vive da anni un rapporto fatto solo di sue lettere spedite al mittente. L’unico amico è un ex pugile come lui che vive e lavora nella palestra di Frankie. Così mentre tutto sta andando per il verso sbagliato si fa strada, a morsi e bocconi, nella sua vita una ragazza caparbia, decisa a tutto, pur di diventare una pugilessa e arrivare a battersi per il titolo della sua categoria e infine per salvaguardare la propria dignità di essere umano in un mondo sordo e indifferente; dapprima Frankie è contrario, perplesso ,ma poi…

Questo film si incunea in un dibattito aperto nel mondo occidentale, in cui la dignità dell’uomo è legata al proprio stato di salute e/o di ricchezza economica. Eastwood affornta un problema reale sintetizzando il malessere con una lotta interna tra l’io e la propria volontà, e superata questa tappa, la battaglia diviene successivamente tra noi e il mondo. Il fatalismo e il melodramma completano questo film e ogni tanto prendono la scena facendo sprofondare la storia in un tunnel cieco e cupo. Ciò che emerge, forse involontariamente, è la visione utilitaristica del corpo umano, il quale sarebbe finalizzato a realizzare i propri sogni e le proprie mete soltanto in sana e robusta costituzione; ma purtroppo non è soltanto questo a muovere gli uomini sul pianeta. Dalla storia emerge un grido di dolore sordo che è insito nel rischio e nel male di vivere. Pura poesia dell’anima e depressioni morali si intervallano a frangenti di ironia sottile confacentesi al texano dagli occhi di ghiaccio.

Attenzione la restante parte testuale rivela il finale del film:

La morte per procura è forse giustificata dall’inservibilità di un corpo divenuto improvvisamente inerte? Il desiderio di morire può derivare anche da questo? Questo basta per accettare l’impossibile richiesta? “Non posso farlo” risponde Frankie al “suo tesoro”; Ma questo genera la presunta inservibilità della nuova situazione, una presunta gara di pietas. Da qui deve partire un uomo d’un pezzo che non chiede aiuto a nessuno tranne ad un prete che è forse più fragile di lui. E da ciò parte altrettanto il troppo dolore che travalica la sopportazione umana e ne trasfigura la realtà: senza soluzione di continuità il finale del film diviene allegoria, come lo è stato per il precedente film del regista, “Mystic River” (Usa 2003). Al di fuori del tempo, dello spazio, della realtà morale, in questa sospensione l’uomo Frankie decide di attuare la scelta più difficile, e poi scompare anche lui. Lascia un mondo divenuto inverosimile, lascia il vuoto incolmabile; come lascia il mondo anche la giovane pugilatrice che stende tutti al primo round, decisa a morire come lo fu nel vincere, tenace e cocciuta, solo speranza prima, solo disperazione poi. Ma questo è il limite e la forza del film.

Eastwood mi sembra troppo concentrato a rendere la scelta obbligata, forza il discorso esterno al film, una possibilità che ci riguarda tutti. Chi scrive è a favore dell’eutanasia in linea di principio, ma questo film non prende una posizione netta nel merito – non è obbligatorio, sia chiaro – ma sfrutta senz’altro un’ambiguità di fondo, quegli occhi che sorridono all’uomo che le sta dando la morte nascondono il paradosso della vicenda: per cui se “Million dollar baby” non rende servizio alla causa della “buona morte”, neanche la subliminale critica non è incisiva. Il dubbio, solitamente sovrano in vicende come queste, viene annacquato dai sentimenti e sfugge di mano, generando come in “Mystic river” una ambiguità morale; la relatività, il relativismo sembrano così perdere il ruolo principale che questo affascinante soggetto sembrebbero suggerire.

Million Dollar Baby (Million Dollar Baby 2004) di Clint Eastwood – con Clint Eastwood, Hilary Swank, Morgan Freeman, Jay Baruchel, Mike Colter

26 novembre 2005

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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