“I Tenenbaum” (2001) ***

Nel contesto latino-mediterraneo e cattolico, la famiglia – talvolta allargata ai parenti di secondo grado – non è una cellula della società, ma ‘la società’ attorno alla quale gravita il mondo. Nella cultura ebraico-americana la famiglia ha un ruolo simile, non fanno distinzione i Tenenbaum, ma il capofamiglia -l’eccentrico e benestante Royal – respira l’aria degli anni Settanta, la rivoluzione dei costumi sessuali, e trascura una famiglia composta, oltre che dalla sua consorte, da tre genietti talentuosi: due figli naturali e Margot, bambina adottata.
Dopo l’ennesimo tradimento, Royal è costretto ad abbandonare la famiglia e non se lo fa ripetere due volte. Anni dopo, quando viene a sapere che l’ex moglie riceve una proposta di matrimonio, Royal, il quale nel frattempo ha perso tutte le sue ricchezze e versa in condizioni di indigenza (pur vivendo al di sopra delle proprie possibilità) s’inventa un tumore per commuovere e tentare di riconquistare la donna (la casa e la famiglia). Decide di ingraziarsi i figli, i quali, nel frattempo, sono cresciuti e hanno accumulato lutti, sconfitte, paure, morbosità, matrimoni falliti, amori pseudo-incestuosi, una vita carica di amarezze, solitudine, tanta tanta banalità e tendono ad accusare chi più chi meno, a torto o a ragione, l’assenza costante di un padre, divenuto più che estraneo alle dinamiche familiari.
Sarà una strada in salita, perché Royal, dotato di molti difetti eclatanti, è privo di qualità diplomatiche.

“The Royal Tenenbaums” è il primo successo riconosciuto di Wes Anderson, autore di film stralunati e sintomatici del primo decennio del nuovo secolo. Una poetica vintage, trasognata, nella quale l’eccentrico e l’inverosimile si inserisce senza soluzione di continuità nel verisimile. Il film si muove tra luoghi comuni, stereotipi, tentando di mostrare il volto più truce della vita (suicidio compreso) con una leggerezza disarmante, a suo modo terapeutica.
Come il precedente “Rushmore” anche questo film è suddiviso in capitoli, tempi ben distinti dal sipario: una sottolineatura che dà la misura del racconto teatrale, della finzione conclamata. Una messa in scena nella quale la famiglia Tenenbaum, così fascinosa, è vista quale modello inarrivabile dall’esterno e talvolta invidiata. Ad esempio questo è il punto di vista del vicino di casa (Owen Wilson), il quale una volta adulto è divenuto scrittore di successo nonché tossicomane, che fin da bambino avrebbe voluto essere uno di loro. Ma finirà per scimmiottare quei tre bambini prodigio, snob e tristi, fino a schiantarsi su di loro, più o meno inconsciamente.
La colonna sonora, al medesimo tempo coerente storicamente ed eternizzante, accompagna un film dalle mille chiavi di lettura, spiazzante, inverosimile ma coerente per quando riguarda sentimenti, moti dell’anima, umano scandagliato sin negli abissi, stereotipi che in fin dei conti non lo sono affatto. Anderson (in coppia con Owen Wilson) conferma abilità di sintesi e di scrittura sconosciute ad altri autori ‘di tendenza’. Grandissimo cast.

I Tenenbaum (The Royal Tenenbaums) è diretto da Wes Anderson.

24 marzo 2o14

 

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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