“Nemmeno il destino” (2004) **

Due generazioni a confronto a Torino.
La malattia di una madre ossessionata dal suo passato e dall’incerto presente del figlio Nini.
Attorno alla vita infelice del ragazzo ruotano le esperienze parallele di altri due coetanei, perennemente nel dubbio se rimanere o andarsene…

Il titolo riprende una vecchia canzone, cantata da Mina. E’ il tormentone nella mente malata della ex ragazza-madre di Alessandro, detto Nini.
L’autore affronta il fallimento della generazione nata dopo la seconda guerra mondiale, cresciuta negli anni fin troppo mitizzati del boom o della sua necessaria risposta: la contestazione.

Quegli anni e i loro figli sembrano ancora oggi protetti da un’oscurità che li rende imperscrutabili ai più: questo film tenta di squarciare il silenzio la storia recente, riuscendoci, a mio avviso, solo in parte.
Gaglianone punta il dito sul fallimento precoce degli adolescenti di oggi, incapaci di trovare un modello accettabile da imitare, da osservare.

La struttura del film assomiglia sempre di più ad un viluppo narrativo a spirale, che porta dall’iniziale coralità dei personaggi (la scuola, l’amiciza di tre studenti minorenni), e delle loro famiglie (la madre e la progressione della sua malattia mentale; un padre che cova la malattia contratta lavorando in fabbrica e che lo mina nel fisico, portandolo all’autodistruzione), frantumate sotto i colpi dei ricordi o dei fallimenti.
Il grande disagio fa emergere la vicenda personale di Alessandro, che ha volontà di farsi carico dei ricordi di tutte le persone che incontra nella sua vita e che, piano piano, vede sfumare. Alcuni simbolismi di troppo (ad esempio la camicia a quadri e il motorino che ritroviamo quali attributi iconologici in due personaggi del film) e il montaggio sincopato, specie nella prima parte, appesantiscono un film che già risulta nella narrazione piuttosto slegato.

Regia di Daniele Gaglianone, con Mauro Cordella, Fabrizio Nicastro, Giuseppe Sanna, Lalli, Gino Lana, Stefano Cassetti. Italia, 110′.

[08/11/2004]

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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