“My Name Is Joe” (1998) ***

In quartiere degradato di Glasgow vive Joe, ex alcolista cui piace il calcio (infatti allena una arrabattata squadretta), da poco ha incontrato Sarah, un’assistente sociale, e se ne innamora. La vita sembra finalmente sorridergli, purtroppo deve badare al giovane Liam, a difenderlo da se stesso.

Ken Loach è tornato a mettere il dito nella piaga della società britannica: una tragedia cruda, ennesima conseguenza del degrado socio-economico. L’analisi è, come spesso accade nei film del regista inglese, disperata.
L’ispirazione socialista di Loach lo porta ad avere pochi dubbi in merito alla condanna alla Gran Bretagna di oggi, così indifferente, che riduce le persone a cose, oggetti che si usano e poi si lasciano emarginare. Emettendo una condanna a morte, ma che sembra in tutto e per tutto ad un suicidio. Non mancano alcune descrizioni intimistiche, commoventi che fanno da contrappeso ad altre molto violente, in un film dove è difficile intravedere un filo di speranza. 

“My Name Is Joe” (Gran Bretagna, 1998). Regia di Ken Loach. Interpreti: Lorraine Mcintosh, Gary Lewis, Louise Goodall, Peter Mullan. Durata 105′.

[2 marzo 2005]

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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