La sposa turca (2004) *** 

“La sposa turca” è stato ingiustamente paragonato ai molti film strappalacrime coevi, con a tema l’immigrazione asiatica nella sazia Europa, e con protagonista il sostanziale colpo di coda del politicamente corretto delll’era clintoniana. No, eh. No.

La protagonista femminile, Sibel, è portatrice di un carattere speciale. Dà vita ad un personaggio inedito, destabilizzante, per nulla rassicurante (neanche in fin dei conti) ed è portatrice di un immaginario, un miraggio piuttosto “maschile”.
Lo sposo forse risente di caratteristiche “balcaniche” troppo scontate (ricorda alcuni personaggi maschili di Kusturica) e rievoca un cliché umano, sospeso tra Iggy Pop e Nick Cave.
I personaggi costruiscono passo passo il proprio melodramma, che certamente risente di un pizzico di esotismo, ma ci sa anche scherzare su.
Certamente non è ai livelli (bassi) di “Viaggio a Kandahar” o dell’insostenibile “Vodka Lemon”, storie tagliate su misura per le sale cinematografiche dei cinema d’essai francesi. 

Buon terribile viaggio con la seconda sposa protagonista del cinema internazionale di quest’anno (vedi “Kill Bill”, il riferimento è d’uopo: grazie Anna).

“La sposa turca” (Gegen die Wand) di Fatih Akın.

[21/10/2004]

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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