Gruppo di famiglia in un interno (1974) ***

Anni Settanta del Novecento. Un invecchiato e solo professore vive, sospeso tra antiche memorie e opere d’arte, in un monumentale appartamento a Roma. La vita di questo distinto signore viene turbata da una misteriosa nobildonna, piuttosto esuberante, che pretende di visitare l’appartamento di sopra per averlo in affitto; attico nel quale il professore voleva portare la propria vasta biblioteca. Ma l’ineffabile marchesa con rara maestria, aiutata dalla quindicenne figlia Lietta e il suo ragazzo, Stefano, riesce nell’intento di avere in uso l’appartamento; ciò che fa cambiare idea al proprietario è l’incontro, spiccio e informale, con un giovane tedesco, Konrad, che intrattiene un rapporto (burrascoso) con la signora…

Lo scontro generazionale, rappresentato nel film, è, fin da subito, fra la voracità dell’esterno, impersonificata dalla marchesa e la sua comitiva, e il compassato professore, inumato nel suo vittoriale. Entrambe le parti sono immerse nei rispettivi egoismi e per nulla disposte ad ascoltare il prossimo. Ma presto il duello si sposta tra due personaggi che in fondo si assomigliano: il professore e il giovane Konrad, che sfocia in un innamoramento latente fra i due (da confrontare con “Morte a Venezia”) e termina con un riconoscimento filiare verso il nuovo padre, che ricambia. Un’identificazione reciproca che viene, inconfessata, già dal primo – fortuito – incontro nell’appartamento vuoto di quel vecchio signore. Per Konrad, forse, il professore rappresenta il futuro, viceversa ciò avviene sicuramente tra l’uomo e il ragazzo; ma questo è uno specchio che non tarda a divenire deeformante, per entrambi.

Su tutto aleggia un’aria di golpe che si respira all’esterno: così entrano in scena la violenza e la morte di quegli anni, fino ad allora, tenute fuori casa dal professore nel suo apparente limbo domestico, fatto di libri scritti da morti e ritratti di morti appesi alle pareti, come spesso gli rinfacciano i giovani inquilini; che, nel frattempo, dopo aver quasi atterrato il palazzo con le ristrutturazioni, ne occupano le stanze.

Nella vita di quest’adulto, entrano “dalla finestra” anche i nuovi costumi sessuali, una “disperata vitalità”, come la chiamerebbe Pasolini, anche se nel lato destro della società: un esistenzialismo tetro, che lascia docile spettatore quell’uomo antico; il quale, messi da parte moralismi, interpella i giovani, facilmente disinibiti, mentre praticano l’amore di gruppo e dimostrano un vago senso di ciò che stanno vivendo. E’ una delle scene simboliche del film.

L’interno qui è l’essenza; è titolare della vicenda, poiché l’esterno è sempre evocato. Piano piano, il film, diviene notturno, asfittico, tombale, sembra che non ci sia uscita dal quel luogo se non per i più giovani. E neanche tutti.

Purtroppo entra in campo un epilogo verboso, in cui lo scontro si fa asperrimo tra morale e moralismo, reazione e progresso, Destra e Sinistra, fascismo e marxismo, padrone e operaio. E si scopre che il vecchio professore è, nonostante le apparenze un progressita (come Konrad), mentre Stefano, il giovane fidanzato di Lietta, è fascista, reazionario e favorevole al golpe: volendo forse trovare, a tutti i costi, uno stridore, in questo.

E’ una terapia di gruppo, fatta di scontate (forse non per il 1974?) analisi sommarie, sociologismi da manuale, che semplificano le dinamiche umane fin qui promosse dal film, che, necessariamente, scaturiscono – teatralmente – in uno scontro fisico tra i due estremi, Konrad e Stefano, mentre il professore (e Visconti) si porta dalla parte del primo, telefonando, come si dice, un finale tragico…

L’apollineo e dionisiaco convivono in Konrad, che si trasforma via via in un vago messia punitore, che si intrufola fra i ricchi e vacui per redimerli, fallendo; oppure un daimonos socratico che, attraverso la liberazione dei costumi, vorrebbe scandalizzare chi, però, non si scandalizza per così poco, ed anzi dei “nuovi costumi” ha già preso il vizio.
Una vicenda simile, ma con un epilogo opposto, è già stata vista (e in qualche modo ne è una ideale prosecuzione pessimista) in “Teorema” di Pasolini.

Cast perfetto.

Gruppo di famiglia in un interno (Italia 1974) di Luchino Visconti – con Burt Lancaster, Silvana Mangano, Helmut Berger, Claudia Marsani, Stefano Patrizi, Romolo Valli.

11 maggio 2005

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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