“Ferro 3. La casa vuota” (2004) *** 

Un film poetico, dove i silenzi sottolineano il linguaggio del corpo, un corpo che si smaterializza nei sentimenti che perde consistenza, peso.
Un film quasi muto in cui i pochi personaggi che parlano dicono cose vuote, di circostanza, senza alcuna conseguenza coerente nei fatti.
Mentre i due protagonisti annullano il loro disagio stando assieme, senza parlare, in un mondo tutto loro. Una favola che via via diviene sogno, dove tutto è eccessivo anche la felicità, ma con lati di profonda amarezza: qual è il confine tra realtà e sogno? Infatti il film sembra dare una possibile interpretazione a ciò che Calderon diceva: la vita è sogno…

Questo film ricorda la vicenda dei due amanti infelici di “Dolls” (Giappone, 2002) di Takeshi Kitano, e per trovare in Italia un esempio che si avvicini, rimando ai film di silenzio e poesia delle immagini di Franco Piavoli, autore contemporaneo sconosciuto ai più, che in film come “Voci nel tempo” (1996) dà la misura delle cose relativa ad un silenzio che è coralità.

“Ferro 3 – La casa vuota” è diretto da Kim Ki-duk.

[15/01/2005]

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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