Acque silenziose (2003) *** 

1979. Saleem vive con la madre Ayesha in un villaggio pakistano. In quegli anni spensierati e forse mitici, con il passare del tempo il ragazzo si lascia coinvolgere da un gruppo di risoluti fondamentalisti islamici; egli cambia radicalmente la sua vita e lascia la sua ragazza. Quando un gruppo di pellegrini Sikh, provenienti dall’India, giunge nel villaggio scuote le coscienze degli abitanti tendenzialmente ospitali e dà l’occasione agli occhiuti integralisti di esasperare una situazione delicata. Inoltre l’incontro con uno dei pellegrini risveglia in Ayesha tristi ricordi…

Riflessione possibile sulle radici dell’odierno odio fondamentalista islamico, attraverso il plagio sistematico, a scapito dei giovani, durante i giorni del golpe, che vide soccombere (nel 1979) il primo ministro Bhutto, e che dà oggi i suoi imprescindibili frutti. Questa inarrestabile corsa verso la distruzione di un sogno e la perdita dell’innocenza, proprio in quel tempo, forse un po’ troppo mitizzato ed edulcorato dalla regista (ma al confronto con le recrudescenze islamiche, ad esempio afgane, può essere comprensibile questa mistificazione) dà un’ulteriore spiegazione della deriva di una minoranza vittima di una campagna d’odio religioso.

L’inizio del film racconta una storia d’amore con inserti alla Bollywood: balli di gruppo tra donne e uomini di tutte le età, costumi ricercati e ostentazione coloristica; nella seconda parte dall’intreccio vagamente shakespeariano, si passa al dramma didascalico, volutamente calcato sulla pelle dei protagonisti (quasi tutti molto credibili); un racconto che diviene cupo, poiché la metafora di un popolo diviso, si incarna in una divisione tra una madre e suo figlio alla quale lei, a propria volta abbandonata dal genitore, non riesce ad opporsi e soccombe così come avrebbe dovuto fare, in nome dell’onore, trent’anni prima. Le diversità religiose sono viste nella loro debolezza umana e la giustificazione per l’imbrutimento (maschile, prettamente) ed invece l’altro sguardo (femminile) spinto verso una religione islamica materna, accogliente e pacifista che non dà ascolto alla ferinità che marca le differenze invece di accettarle. Film per cineforum didattico.
Khamosh Pani (Pakistan / Francia / Germania, 2003) di Sabiha Sumar – con Kiron Kher, Aamir Ali Malik, Arsad Mahmud, Salman Shahid, Shilpa Shukla.

16 settembre 2005

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Autore: Cinex

Recensioni per nulla obiettive: una risposta sbagliata ai Dizionari (stelline comprese) da un vecchio blog più volte caduto in oblio, ma mai abbastanza.

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